Una mostra sui palinsesti, cioè?

Palinsesto (dal greco palin = «di nuovo» e psao = «raschiare») è un manoscritto il cui testo originario, ritenuto non più utile, è stato rimosso, solitamente per permettere la stesura di un nuovo testo. Questa pratica, attestata sin dall’antichità, ha riguardato nel medioevo soprattutto libri e documenti in pergamena: un materiale ricavato da pelli animali, la cui resistenza ne permetteva il riuso sotto molteplici forme. La fabbricazione di codici riscritti era un procedimento distruttivo per i manoscritti di partenza, i cui bifogli erano separati dalla legatura, sottoposti a un trattamento per la rimozione dell’inchiostro e riassemblati, spesso insieme con materiale di altre provenienze, formando un nuovo libro. L’eliminazione della scrittura preesistente poteva combinare lavaggio (per esempio nel latte, come prescrive una ricetta del X secolo) e raschiatura.

Una mostra sui palinsesti, perché?

Gli studiosi del passato si sono concentrati sull’analisi di singoli palinsesti, testimoni di opere ritenute preziose. Le ricerche condotte dall’Università degli studi di Bergamo vogliono invece fare luce sul riuso della pergamena e del libro in generale, come aspetto centrale della cultura scritta dei secoli medievali. Prevedono in particolare l’individuazione e la ricostruzione, con tecnologie moderne, delle scritture invisibili dei numerosi palinsesti conservati nella Biblioteca Mai. Questa mostra restituisce i primi risultati di tale impegno.

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